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ODCECPUNTOCOMM | |
| Data di pubblicazione 31 marzo 2009 | ||
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ODCEC Latina | Versione sperimentale |
| Hanno collaborato: Dott. Massimo Mastrogiacomo, Dott. Giuseppe Alpestri, Dott. Anna Carcuro, Dott. Romeo Emiliozzi, Dott. Gianluca Galatà, Dott. Emilio Gianfelice, Dott. Pierluigi Rosano, Dott. Augusto Tamburini, Dott. Ernesto Testa, Dott. Cesare Toselli. | ||
| I N D I C E |
| Racconto - "C'è stato un fallimento" |
| Autore: Dott. Guido Marcelli |
| Pubblicato in data: 31 marzo 2009 |
| Erano già diverse ore che K. girava per le strade del centro senza una meta precisa. Le mani in tasca, il bavero del pastrano alzato e la sigaretta accesa in bocca, aveva passeggiato senza fretta per l’elegante via Celetna, si era fermato davanti alle vetrine ammiccanti dei negozi di cristalleria boema, aveva attraversato quasi distrattamente l’enorme slargo innevato di piazza della città vecchia, si era confuso nella folla variopinta che allo scoccare dell’ora assiste alla cosiddetta processione degli apostoli, si era seduto per una buona mezz’ora al tavolino di uno dei tanti caffè alla moda che servono aperitivi e specialità dolciarie, e infine si era perso nella fitta ragnatela di vicoli che, con strane circonvoluzioni, si protendono in direzione della Moldava senza mai raggiungere il punto in cui era lecito attendersi giungessero. |
| "Ad osservare K. senza particolare attenzione, lo si sarebbe detto un turista ordinario, anzi il prototipo del turista qualunque..." | ||
| Ad osservare K. senza particolare attenzione, lo si sarebbe detto un turista ordinario, o per meglio dire un turista qualunque, anzi il prototipo stesso del turista qualunque, ovvero quel tipo di turista che, essendo un uomo qualunque, si ritrova appunto in un posto qualunque, in un giorno qualunque, a visitare una cosa qualunque, mosso da un impulso qualunque. Ad osservarlo invece con particolare attenzione, nonostante ogni aspettativa contraria – aspettativa vieppiù suscitata dall’avversativo invece con cui si è iniziata la frase - la conclusione sarebbe stata esattamente la stessa. Di solito - in linea |
| A causa della bocca secca K. non riusciva quasi ad articolare correttamente le parole. | ||
| generale e salvi casi particolari - quando uno si sofferma a osservare una fenomeno con maggiore attenzione, di quel fenomeno coglie un aspetto nuovo, insolito o semplicemente in precedenza sfuggito alla vista, appunto quell’aspetto che a un esame superficiale rimaneva taciuto e inespresso, e che invece adesso emerge evidente per effetto di miglior studio o di maggiore applicazione. Ma K. doveva appunto rientrare nei casi particolari, ovvero - il che è lo stesso - nell’ambito delle eccezioni alla regola generale, sicché un osservatore attento, al pari di un osservatore distratto, lo avrebbe catalogato come un turista non solo qualunque, ma anche banale, ovvero come un soggetto che, inserendosi a pieno titolo nello squallido grigiore ordinario della media degli individui normali, non si discosta affatto dalla mediocrità più scadente della piattezza assoluta. Ora, che K. fosse un turista qualunque, ordinario, mediocre e banale (come invero siamo inclini a ritenere), ovvero che si trattasse di un turista non proprio ordinario e forse singolare, ancorché non proprio eccezionale (come invece riteniamo di dover escludere), la faccenda ancora una volta non cambia d’una virgola. Quello che preme infatti riferire è che, di punto in bianco, mentre si trovava in un vicolo non meglio identificato dalle parti della Moldava, gettata la cicca per terra e tirate fuori le mani dalla tasca, spinto da una sorta d’impulso irrefrenabile, egli entrò nel primo esercizio commerciale che gli capitò a tiro, vale a dire la bottega d’un barbiere. Ora, se K. non fosse stato mosso dall’impulso irrefrenabile di cui dicevamo prima, e per esempio fosse stato spinto sì da un impulso istintivo, come per definizione sono tutti gli impulsi, ma almeno frenabile, avrebbe tranquillamente evitato di entrare proprio in quella bottega di barbiere. Infatti, pur a volerla cercare di proposito, sarebbe stato assai difficile, se non proprio arduo, rintracciarne una più decrepita e lercia in tutta Praga. Il titolare della barberia, un tipo sulla settantina i cui radi capelli bianchi impomatati erano raccolti con un elastico in un codino, si affrettò a venire incontro al nuovo cliente. |
| “Buona sera” esordì accennando un inchino, “sono il signor Korilov, per servirla.” “Buona sera” rispose K. chiudendo la porta dietro di sé. “Mi vorrei confessare.” L’altro rimase un istante interdetto. “Lei si vuole confessare?” “Esattamente”, confermò K. “Ma certo, comprendo bene. Tutti i clienti, quando entrano nel mio salone di bellezza, in un certo senso si vogliono confessare. In fondo, a ben vedere, mi pagano proprio per questo. Venga, prenda pure una rivista e si accomodi su una poltroncina. Se non le dispiace, come è abitudine della casa, le fornirò un servizio completo, vale a dire barba e capelli.” |
| K. cominciava a respirare con difficoltà. Dentro la bottega del barbiere – solo adesso se ne rendeva conto - ristagnavano un tanfo di orina e un olezzo di cibo irrancidito così marcati da sembrare che l’aria penetrasse nei polmoni allo stato solido. “Non ci siamo capiti” obiettò tossicchiando un po’. “Non mi serve il suo servizio completo, non mi servono barba e capelli – in fondo ho sì qualche capello, ma non vede che non porto la barba? – insomma sono qui per tutt’altra questione, una faccenda che con la barba e i capelli c’entra come i cavoli a merenda, e i cavoli a merenda sono tanto disgustosi quanto indigesti. In pratica, per chiarire la mia posizione, avverto il bisogno impellente di confessarmi con qualcuno, sia pure con il primo che capita, e quand’anche questo primo che capita sia uno sconosciuto che gestisce un salone di bellezza – ammesso che questo possa qualificarsi come salone di bellezza - giacché la colpa preme per uscire, e quando essa preme per uscire la sua forza è pari, se non superiore, allo stimolo ingovernabile della defecazione più sfrenata.” |
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| Il signor Korilov corrugò le sopracciglia in un evidente sforzo di comprensione. “D’accordo” disse poi, “lei non porta la barba, questo lo noto anch’io, in fondo si tratta di particolari che non sfuggono ad un barbiere navigato come me, tuttavia al posto della barba potrei farle lo sciampo. Ho qui per caso uno sciampo biologico realizzato con estratto di placenta di capra nana del Congo belga che fa furore tra i miei clienti. Lo vuole provare?” K. ebbe una specie di giramento di testa e fu costretto a sedersi sulla poltroncina più vicina, per l’esattezza quella la cui parte frontale era costituita da una finta testa equina. “Quello è il cavalluccio per i bambini” osservò Korilov contrariato. “Lo so” fece K. mezzo piegato su se stesso, “questo vedo anche da solo. Il fatto è che... non mi sento bene... l’aria è pesante, estremamente pesante, oserei dire irrespirabile. Lei non potrebbe aprire la porta?” “No.” “Perché no?” “Perché fuori fa freddo, e poi io mi trovo a mio agio nell’odore della casa, che poi è l’odore di casa mia, quell’odore familiare che dà tanto senso di intimità e tolleranza e che non può essere spazzato via per volere del primo cliente che passa. Ma senta, non cambi le carte in tavola. Prima le chiedevo se vuole provare il nuovo sciampo biologico prodotto con estratto di placenta di capra nana del Congo belga.” “Non me ne frega un cavolo dello sciampo biologico” esclamò K. con quelle poche forze che gli restavano, “le ho detto che voglio confessarmi.” “Caro signore, fino a prova contraria ci si confessa in chiesa.” “Se le ho detto che la colpa preme...” [per leggere l'intero racconto clicca qui] |
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