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  Data di pubblicazione 20 novembre 2009

 

ODCEC Latina Versione sperimentale
  Hanno collaborato: Dott. Massimo Mastrogiacomo, Dott. Giuseppe Alpestri, Dott. Anna Carcuro, Dott. Romeo Emiliozzi, Dott. Gianluca Galatà, Dott. Emilio Gianfelice, Dott. Pierluigi Rosano, Dott. Augusto Tamburini, Dott. Ernesto Testa, Dott. Cesare Toselli, Dott. Carmine Ferrara, Dott. Lidano Lucidi.
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I N D I C E
Racconto - "Eccezioni processuali" (3° parte)
Autore: Dott. Guido Marcelli
Pubblicato in data: 20 novembre 2009
ODCEC Latina

Finalmente a K. era stato concesso di alzare il capo, dopo un tempo forse non proprio infinito, ma da lui vissuto come tale, in cui aveva tenuto la schiena curva, le braccia aderenti ai fianchi, gli occhi chiusi e la testa china in direzione del suolo, forzando il corpo nell’unica postura possibile - anche se da nessuno in apparenza imposta - ovvero quella postura processuale che esprime nel modo più limpido ed efficace la naturale soggezione dell’imputato fallito di fronte al processo fallimentare, dove da una parte è colui che è irrimediabilmente lordo della colpa e dall’altra il giudice delegato, cioè il rappresentante più eccelso di quel Potere che pur dimorando ancora sulla terra, vi poggia solo la punta estrema dell’unghia dell’alluce del piede sinistro e, quel che soprattutto importa, già partecipa per il resto alle atmosfere rarefatte dell’empireo.

     
  Racconto "Eccezioni processuali" di Guido Marcelli  
  La prova effettiva degli elementi essenziali nel contratto di società di Carmine Ferrara  
  La valutazione equitativa di Ernesto Testa  
  Nuova disciplina IRAP di Giuseppe Alpestri  
  IVA per cassa; disciplina ed esempi pratici di Anna Carcuro  
  Sentenze della Commissione di Latina sugli studi di settore di Cesare Toselli  
  Credito alle PMI alla luce dell’accordo del 3 agosto 2009 di Lidano Lucidi  
  Trattamento IVA applicabile alle lavorazioni dei rottami di Gianluca Galatà  
     
  “Finalmente a K era stato concesso di alzare il capo, dopo un tempo non proprio infinito..."  
     
Ora dunque, poiché gli era stato accordato il permesso di alzare il capo, si potrebbe pensare che K. avesse provveduto in tal senso, e in effetti egli provvide prontamente in tal senso, ovvero alzò il capo, anche se non riuscì invece a drizzare la schiena, nonostante qualunque sforzo facesse, poiché le vertebre si erano incollate l’una all’altra, avendo prestato ossequio al principio giuridico inespresso, ma comunque latente, secondo il quale di fronte alla potenza irresistibile dell’Autorità le linee diritte si convertono in linee curve o, se non si arrendono alla conversione, vengono spazzate via dal maglio perforante della Legge.
“Ora posso aprire gli occhi?” chiese K.
“Perché tutti gli imputati fanno le stesse domande?” replicò il giudice con tono seccato. “Sembravi un imputato intelligente, forse non proprio più intelligente degli altri, ma comunque abbastanza più intelligente degli imputati idioti da non apparire un imputato cretino, e invece incorri negli stessi errori di coloro che ti hanno preceduto. Non arrivi a capire che nel permesso di alzare il capo è già contenuto quello di aprire gli occhi? E non comprendi che sono stanco di parlare a vuoto, come è stanco e duramente provato colui che rivolge discorsi arguti e

interessanti a persone che non sono in grado di coglierne non dico il senso più riposto, ma nemmeno quello più immediato? Sì, avanti, aprili questi occhi, sono curioso di vedere il tuo sguardo, giacché si dice che nello sguardo si possano leggere le pieghe più segrete dell’animo umano, e dunque anche dell’animo fallimentare.”
“Non riesco ad aprirli” si lamentò K., “così come, nonostante ogni possibile sforzo, non riesco a drizzare la schiena. Non capisco cosa sia accaduto, non mi era mai capitato prima, forse la postura diritta è concetto estraneo al mio orizzonte cognitivo, eppure non ricordo di essermi mai trovato in una posizione così accentuatamente ricurva, con un’angolatura che un esperto geometra potrebbe stimare con buona approssimazione vicina ai novanta gradi.”
Dall’altra parte si udì un sospiro.
“Quanta pazienza richiede questo lavoro!” esclamò il giudice delegato. “Sì, la gradazione è esatta, l’angolo formato tra le tue gambe e la schiena misura precisamente novanta gradi, ma non vantarti di questa sterile intuizione, giacché anche i bambini e gli idioti conoscono la curvatura indotta dalla Legge, ovvero l’arco flesso più adeguato alla penetrazione dei soggetti resistenti da parte del Giavellotto Legale, e tu, manco a farlo apposta, rientri certamente nel novero dei soggetti più resistenti.”
“Questo argomento mi è sconosciuto” ribatté K.
“Quale argomento?”
“Quello della penetrazione e della resistenza. Certo, che un giavellotto presenti capacità di penetrazione, tanto più se si tratta del Giavellotto Legale, è affermazione dal significato facilmente intuibile. Ma di resistenza io conosco solo quella incandescente della lampadina.”
Il giudice delegato emise una sorta di grugnito di disappunto.
“Penetrazione e resistenza sono due forze contrapposte”, spiegò contrariato. “La penetrazione tenta di piegare la resistenza almeno nella misura in cui la resistenza tenta di opporsi alla penetrazione, tuttavia alla fine o vince la penetrazione, o vince la resistenza. Se vince la resistenza, la penetrazione recede verso l’inespressività amorfa delle sporgenze smussate; se invece vince la penetrazione, la resistenza implode sotto l’impatto appuntito dello sfondamento ogivale. Adesso la questione ti è chiara?”...[per leggere l'intero racconto clicca qui]

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